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molo, misenum

PORTO ANTICO DI MISENUM

Nel 1988, nell'area del porto di Misenum, fu segnalata l'effettuazione di uno scavo subacqueo clandestino presso Punta Pennata. Benché i responsabili non siano stati individuati, la ricognizione successivamente effettuata da volontari ha documentato la presenza, a 6-7 m di profondità, di un tratto dell'opera di banchinaggio del porto romano, ubicata parallelamente alla costa e realizzata con gettata cementizia in casseforme lignee.

Nello stesso anno i soci dell'Archeoclub di Miseno hanno segnalato e documentato, sui fondali antistanti la Punta di Cento Camerelle a Bacoli, la presenza di una pila cementizia rivestita di opera reticolata, verosimilmente relativa ad opere portuali di una villa marittima ubicata anticamente sulla punta stessa. Occasionali rinvenimenti di ancore in piombo di età romana sono stati effettuati lungo le coste dell'isola d'Ischia.

Due interventi a carattere sistematico sono stati tuttavia svolti negli ultimi anni:

  • nella Secca di Miseno ad opera del prof. PA. Gianfrotta e del dr. S. Tusa, con il rinvenimento di materiale ceramico ed ancore litiche;
  • a Procida, davanti a Punta Serra, con la collaborazione del prof. Gianfrotta;
  • a largo di Punta Scutolo col Nucleo Subacquei dei Carabinieri.

È negli intendimenti della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta effettuare rilievi e scavi subacquei programmati nelle aree di competenza, ove siano stanziati idonei fondi dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

Nei pressi di Punta Terone, nella primavera del 1988 furono sospesi dalla Soprintendenza i lavori di prolungamento della diga foranea, realizzata con grossi massi calcarei ed esistente da molti anni, data la presenza sui fondali delle pilae, a 5-6 m circa di profondità.

Già il Beloch, delineando la topografia di Misenum, indicava, allineate ortogonalmente a Punta Terone, una prima fila di pilae, ai cui interspazi corrispondeva una seconda. Una sola fila di pilae si riconosceva invece dall'altro lato dell'imboccatura portuale, in prossimità di Punta Pennata, posizionata 100 m ca. più all'interno di quelle di Punta Terone.

Le ricognizioni subacquee finora effettuate sembrano indicare che la scogliera moderna si sia sovrapposta, già molti anni addietro, a quella che il Beloch indicava come la fila più interna di pilae, ma che in realtà è un molo.

Molo Misenum

Nel tratto graficamente rilevato (vedi figura), orientato nord-est/sud-ovest, interamente costituito di conglomerato cementizio e poggiante su un fondo prevalentemente sabbioso, si deve verosimilmente riconoscere la testata terminale del molo.

Allo stato attuale questa si presenta fortemente inclinata sul lato est, forse per un cedimento, mentre una profonda lesione la attraversa in senso est- ovest. Ai punti 1, 2, 3, e 4 sono inseriti grandi anelli litici, spezzati al centro (in due casi le metà sono state ritrovate sul fondo), in funzione di bitte di ormeggio; al punto 5 sembra riconoscersi l'alloggio di un altro anello; in corrispondenza di Al ed A2 sono resti di elementi quadrangolari in laterizio, relativi a pilastri sorreggenti forse originariamente un piccolo arco; in B è invece una base di colonna marmorea; in C una scala ricavata nel conglomerato del molo stesso; al di sotto degli anelli di ormeggio, in D, la fila di fori circolari passanti orizzontalmente da un lato all'altro ed incrociantisi al centro sulla testata semicircolare, sono le impronte dell'armatura lignea.

L'interesse della testimonianza archeologica, cronologicamente riferibile all'impianto portuale della prima età imperiale romana, oltre che nel nuovo apporto alla conoscenza della morfologia di Misenum, consiste anche nella possibilità, in una zona che nel corso dei secoli è stata fortemente soggetta al bradisismo, di ricostruire con una certa precisione i valori della emersione del sito in età antica, con riserva di verificarli in successivi lavori di rilevamento generale dell'area e con il posizionamento dei capisaldi di tutte le strutture sommerse.

 In questo caso, infatti, tenuto conto della media dei valori massimi e minimi rispetto al livello marino medio del paraggio (porto di Napoli), in cui è ubicata la testimonianza archeologica, il l.m.m. antico si ottiene dalla differenza tra la misura della profondità attuale dal pelo dell'acqua alla base del monumento e quella dal pelo dell'acqua alla tangente dei fori dell’armatura lignea, prese in corrispondenza del punto in cui il molo retrostante la testata e sottoposto alla scogliera moderna, si presenta ancora nella posizione originaria.

Dal momento che il primo valore corrisponde a -8,50 m ed il secondo a -6,30 m, la loro differenza è di 2,20 m circa, cui si devono aggiungere e/o sottrarre quelli relativi ai massimi scostamenti del c. m.m. fra bassa ed alta marea (-0,21/+0,20). Ciò indica, dunque, che la testimonianza archeologica, considerata nel pieno della sua efficienza nella prima età imperiale romana, emergeva per +2,20 (+ 0,20/0,21) dal pelo dell'acqua nel punto considerato e che da tale epoca fino ad oggi si è verificato nella medesima zona un abbassamento del fondo marino di 6,30 m ca.

Considerate le alterne vicende del bradisismo puteolano, è da presumere che anche in questo sito, a partire dall'epoca considerata, l'abbassamento del suolo non sia stato sempre costante, ma che ad esso si siano avvicendati momenti di innalzamento, non documentabili purtroppo da questo monumento, che sembra essere rimasto sempre sommerso.

Data l'eccezionale portata della scoperta, è negli intendimenti della Soprintendenza, in collaborazione con gli Enti preposti, ottenere di liberare il monumento dalla scogliera soprastante, traslando quest'ultima verso il mare aperto, in zona archeologicamente sterile.

Molo, Misenum

Nell'area flegrea, a Miseno (Bacoli), sui fondali dello specchio marino del porto della colonia militare marittima romana di Misenum, a nord - ovest di Punta Terone, poco discosto dall'attuale diga foranea, su segnalazione dei subacquei del locale Archeoclub, nel luglio 1988 sono state recuperate a 7-8 m circa di profondità, a cura della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta: una scultura marmorea acefala di personaggio virile togato stante, con pilastrino alla base della gamba destra, fortemente incrostata sulla faccia anteriore, cronologicamente databile tra il II e il III sec. d. C. sulla base dei dati stilistici; una base marmorea, non pertinente alla statua, recante una patera ed un urceo a rilievo rispettivamente su due facce opposte, su una terza una lunga iscrizione latina, con dedica di una statua da parte dei pescatori e dei commercianti di pesce di Misenum a Caio Giulio Marone (eminente personaggio, che ricoprì importanti cariche pubbliche nella comunità misenate, meritandone riconoscenza), che rende databile il manufatto tra la fine del III e l'inizio del IV sec. d. C.

I due reperti arricchiscono l'epigrafia misenate e forniscono nuovi suggestivi elementi per la topografia della colonia romana.

Tratto da: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Bollettino di Archeologia subacquea n° 1-2/ Anno II/III Estratto - di Paolo CAPUTO

Il rilievo del monumento é stato effettuato nel 1989 da Nicola Severino